Viaggio in Calabria e Sicilia: San Giorgio Morgeto

A tutti voi cari lettori vi giungano i nostri migliori auspici di buon anno nuovo.

Riprendiamo il nostro viaggio dopo la pausa natalizia per portarvi in un piccolo paese, fuori dai sentieri battuti, nascosto tra i boschi dell’Aspromonte, lontano dalle invasioni di gruppi turistici.

San Giorgio, è un borgo antichissimo fondato dai Morgeti, un popolo italico che popolava la zona ionico-tirrenica della Calabria ancor prima della fondazione di Roma e dell’ascesa della Magna Grecia e ai quali si deve il nome del paese odierno. Da Scilla, per arrivare a San Giorgio Morgeto ci vuole poco meno di un’ora. In questa località si possono visitare tantissimi altri paesi ciascuno di essi con la propria storia, caratteristica e tradizione, come ad esempio Cittanova, famosissima per la Sagra dello Stocco.

Siamo a circa 500 metri sul livello del mare e per la sua posizione invidiabile, quasi a metà strada tra i due mari Ionio e Tirreno, immersa nel verde del Parco nazionale dell’Aspromonte, e accarezzata dai quattro venti, San Giorgio è un toccasana per i vostri polmoni che vi ringrazieranno per l’aria purissima che respirerete. Dal sommo dell’antico castello normanno (600 mt. s.l.m.), potrete gustarvi un panorama mozzafiato. Dalle pendici delle colline coltivate a uliveti secolari, sarete trasportati a ponente fino al Tirreno, e in lontananza alle isole Eolie con dei tramonti spettacolari e dall’altra parte, a levante, alla costa ionica, dove il sorgere del sole vi lascia ammaliati. La zona antistante al castello è dotata d’infrastrutture per fare un bel picnic, dissetarvi con l’acqua freschissima di sorgive montane, oppure rilassarvi e ammirare la bellezza dei luoghi.

Il punto focale del paese è sicuramente l’antica Fontana Grande nella piazza centrale; un magnifico esempio di architettura rinascimentale, costruita nel 1664 per conto dei potenti Baroni Caracciolo e diventata di conseguenza simbolo del paese.

San Giorgio Morgeto è anche noto per le varie chiese medievali con quadri e famose opere in legno e costruzioni tipiche d’epoca che portano il marchio di maestri scalpellini e artigiani specializzati nella lavorazione della preziosa pietra granitica di fiume, tipica della zona.

Il paese ha dato i natali ed è stato ospite di molti personaggi illustri. Tra i quali ricordiamo Tommaso Campanella, filosofo, astronomo e teologo del seicento e Francesco Florimo, musicista e compositore del diciannovesimo secolo.

Dopo una splendida e tranquilla giornata trascorsa a San Giorgio Morgeto ci fermiamo a cena all’ottimo ristorante Altanum, nel centro del borgo medievale, dove degusteremo le tipiche pietanze del luogo a base di formaggi, insaccati, pasta casereccia, fichi ed altre delizie calabresi.

Visitate San Giorgio a luglio e agosto quando questo paesino di quasi 3000 abitanti, ospita migliaia di turisti che si riversano nel borgo per assistere alle varie sagre e feste patronali con costumi tradizionali medievali allestite dalla pro-loco.

Luciano Lista, http://www.tourcentral.ca

 

 

 

 

 

 

 

 

English Version

 

 

Trip to Calabria and Sicily:

San Giorgio Morgeto

Best wishes to all of our dear readers for a Happy New Year.

After the Christmas break our voyages resume. Our next stop is a small town, off the beaten track, hidden in the forests of southern Calabria’s Aspromonte region, away from crowded tourist destinations.

San Giorgio is an ancient village founded by the Morgeti, an Italic people who inhabited the Ionian-Tyrrhenian area of ​​Calabria even before the foundation of Rome and the rise of Magna Grecia and to whom the name of the town is attributed today. From Scilla, it takes just under an hour to get to San Giorgio Morgeto. This area is home to many other medieval towns each with its own history, culture and tradition, such as Cittanova, famous for its unique Stock fish Festival.

At 500 meters above sea level and for its enviable position, located almost halfway between two seas: the Ionian and Tyrrhenian, in the heart of the Aspromonte National Park, and caressed by the four winds, San Giorgio is a welcome cure-all for your lungs for every breath of pure air you will breathe. At the top of the ancient Norman castle (600 m above sea level), you will enjoy a breathtaking view. From the slopes of the hills and its centuries-old olive groves, looking west towards the Tyrrhenian Sea, the Aeolian Islands in the background, you will witness spectacular sunsets. Then, shift your sight eastward, to the Ionian coast, where enchanting sunrises will mesmerize you. Have a picnic among the trees, in the area surrounding the castle and quench your thirst with ice-cold, mountain springs water, or simply relax and admire the natural beauty around you.

The focal point of the town is certainly the ancient Fontana Grande (The Great Fountain), now the icon of the town; a magnificent example of Renaissance architecture built in 1664 by the powerful Caracciolo Barons in the central square.

San Giorgio Morgeto is also known for the various medieval churches adorned with paintings and famous wooden works and sculptures that bear the mark of craftsmen and stonemasons specialized in sculpting the precious river granite stone, typical of the area.

The country gave birth and has been host to many famous people such as Tommaso Campanella, philosopher, astronomer and theologian of the seventeenth century and Francesco Florimo, musician and composer of the nineteenth century.

After a splendid and peaceful day in San Giorgio Morgeto, we stop for dinner at Altanum, an excellent restaurant in the center of the medieval village. Listed on the menu are typical local dishes, a variety of cheeses, sausage, homemade pasta, figs and other Calabrian delights.

In July and August this village of almost 3000 inhabitants hosts thousands of tourists who flock to San Giorgio Morgeto to attend the various festivals and traditional medieval celebrations put together by the local cultural association.

Luciano Lista, http://www.tourcentral.ca

Viaggio in Calabria e Sicilia: Scilla

… Scilla ivi alberga, …. Scilla è atroce/ Mostro, e sino a un dio, che a lei si fesse,/ Non mirerebbe in lei senza ribrezzo,/ Dodici ha piedi, anteriori tutti,/Sei lunghissimi colli e su ciascuno/ Spaventosa una testa, e nelle bocche/ Di spessi denti un triplicato giro,/E la morte più amara di ogni dente….. Omero (Odissea, XII, 112…)

Omero, nell’Odissea, descrive così Scilla,  il mostro marino che si nasconde tra gli scogli battuti dalle pericolose e turbolente acque calabresi dello Stretto di Messina, e divora i marinai che incappano tra le sue tremende branche.

In realtà lo stretto di Messina è forse uno dei ratti più pericolosi da navigare di tutto il Mediterraneo. Questo per via delle correnti che inaspettatamente possono arrivare a velocità superiori ai 90 chilometri orari e creano dei vortici capaci di mettere in difficoltà anche grosse imbarcazioni.

La leggenda narra che Scilla era una bellissima donna trasformata dalla maga Circe, per gelosia e odio, in un mostro a sette teste. Il mito è stato ripreso più volte nell’antichità, nel Medio Evo e anche in tempi moderni da molti illustri autori tra cui Aristotele (Poetica), Platone (Le Lettere), Ovidio (Metamorfosi, XIII, 924…), Dante (Inferno, Canto V), James Maculey (Wonderful Stories of Daring, Enterprise, and Adventure – 1887), e altri.

Ancora oggi, il fascino ammaliante dei dintorni e le bellezze affascinanti che Scilla offre, immergono i visitatori in un’atmosfera incantevole e quasi surreale.

La zona di Chianalea di Scilla è, a mio avviso, uno dei posti più belli d’Italia, una perla nascosta, fortunatamente non ancora aggredita in massa dai turisti. Nel 2001 è stata nominata uno dei borghi più belli d’Italia dalla sovraintendenza al turismo. Le sue caratteristiche insenature costellate da casette medievali costruite a picco sugli scogli, sui quali il perenne infrangersi delle onde va a sfumarsi sugli usci delle antiche abitazioni di pescatori, ha fatto guadagnare al luogo l’appellativo di “Piccola Venezia del Sud”.

Scilla fu probabilmente fondata dai profughi esuli dalla distrutta città di Troia. Divenne parte della Magna Grecia e per la sua posizione strategica fu presidio romano, normanno e poi spagnolo. Nel 500 i conti Ruffo restaurarono l’antico castello e ne fecero la loro residenza. Dal sommo del castello Ruffo si può ammirare un panorama spettacolare che offre come sfondo le isole Eolie e dei meravigliosi tramonti.

A metà agosto potete godervi la caratteristica festa di San Rocco, patrono del paese, e la sagra del pesce spada, dove assaggerete i piatti tipici del luogo. Ma Scilla è da visitare durante tutto l’anno: il clima mite, l’accoglienza impeccabile della gente del luogo, gli ottimi ristoranti, e le lunghe passeggiate che farete tra le viuzze del borgo, captando le voci delle antiche sirene trasportate dalle onde dal mare; e a sera respirerete l’aria pura e la salsedine mentre sorseggiate un tipico amaro del luogo seduti ad un bar affacciato sul Tirreno.

Luciano Lista: www.TourCentral.ca

English Version

Trip to Calabria and Sicily: Scilla

Therein dwells Scylla, yelping terribly. Her voice is indeed but as the voice of a new-born whelp, but she herself is an evil monster, nor would anyone be glad at sight of her, no, not though it were a god that met her. Verily she has twelve feet, all misshapen … Homer (Odyssey, XII, 112 …)

Homer, in the Odyssey, describes Scilla, as a sea monster that hides among the rocks beaten by the dangerous and turbulent Calabrian waters of the Strait of Messina, and devours the sailors who run into its terrifying hands.

In reality the Strait of Messina is probably one of the most dangerous bodies of water to navigate in the Mediterranean. This is due to the currents that can unexpectedly reach speeds of over 90 kilometers per hour and create vortices capable of destroying even large boats.

Legend has it that Scilla was a beautiful woman transformed by the sorceress Circe, out of jealousy and hatred, into a seven-headed monster. The myth was taken up several times in antiquity, in the Middle Ages and even in modern times by many illustrious authors including Aristoteles (Poetics), Plato (Letters), Ovid (Metamorphosis, XIII, 924 …), Dante (Inferno, Canto V), James Maculey (Wonderful Stories of Daring , Enterprise, and Adventure – 1887), and others.

Today, the bewitching charm and the fascinating beauty of this place immerse visitors to Scilla in an enchanting and almost surreal atmosphere.

The area of ​​Chianalea in Scilla is, in my opinion, one of the most beautiful places in Italy, a hidden gem, fortunately not yet discovered by masses of tourists. In 2001 it was named one of the most beautiful villages in Italy by the Ministry of Tourism. Its characteristic inlets dotted with medieval houses overlooking the sea, on which the perennial crashing of the waves caresses the doors of ancient fishermen’s dwellings, has earned the place the name of “Little Venice of the South”.

Scilla was probably founded by refugees running away from the destroyed city of Troy. It became part of Magna Grecia and due to its strategic position it was in turn a Roman, Norman and then Spanish garrison. In the 500s the counts Ruffo restored the ancient castle and made it their residence. From the top of the Ruffo castle you can admire a spectacular panorama that offers the Aeolian Islands and wonderful sunsets as a backdrop.

In mid-August you can enjoy the local feast of Saint Rocco, the town’s patron saint, and the swordfish festival, during which typical local delicacies can be savoured. But Scilla can be visited throughout the year. Enjoy the mild climate, the impeccable hospitality of the local people, the excellent restaurants, and the long walks through the narrow medieval streets, serenaded by the voices of ancient mermaids carried by the waves. In the evenings you will breathe the salt-air while sipping a traditional local liqueur sitting at a bar overlooking the Tyrrhenian.

Luciano Lista: http://www.TourCentral.ca

Trip to Calabria and Sicily: Serra San Bruno

Out of Tropea, you can either take the provincial road SP17 or state road SS522 along the coast, to arrive at Vibo Valentia from where you can then start to climb towards the Serre either north-east towards Sant’Onofrio and Simbario or south-east through Soriano Calabro. Regardless of which road you decide to take, the Serre of Calabria will be your end point. This a vast mountain area that extends along the Calabrian Apennines starting from the Sila in the Nrth and ending in the Limina, the gate to the Aspromonte mountains at an elevation of 2000 metres.

On the way up, the road is flanked by chestnut and beech trees up to about 700 meters above sea level. You encounter dense forests of pines, and firs, where the scent of moss and ferns intensifies. The air is fresh and the silence sacrosanct; interrupted only by the rustling of streams and the singing of birds. We are welcomed by a thousand arms of ancient trees of this venerable forest.

“Here we can find good mushrooms for sure” – says one of the passengers. The bus stops at a cold water spring and many people step out to enjoy the pure air and the tranquillity, and perhaps for the first time in their lives, they will drink spring water that gushes straight out of the rock.

In 1095 the Norman Count Roger I of Altavilla donated a parcel of land carved out of these woods, to Bruno from Cologne, a German monk and founder of the Carthusian order, to build a monastery. The construction of the St. Steven’s Chartreuse or Charterhouse required many craftsmen, artists and master stonecutters who ended up settling in the area giving rise to the village of Certosa, which, after the unification of Italy in 1863, was given the name of Serra San Bruno.

You must absolutely visit the Charterhouse where you will also find a magnificent museum that preserves excellent examples of period instruments and tools, and authentic replicas of machines used by the monks for their own needs and to assist the population that in the Middle Ages was very needy. The herbalist’s shop and the kiosk at the entrance of the Charterhouse carry infusions, elixirs, and various remedies made from ancient recipes for health and to prevent aches and pains.

Near the Charterhouse there are some really beautiful and suggestive places that were built and frequented by St. Bruno. Don’t miss the old church, the pine trees grove, and the pond of penances, where the saint spent whole days on his knees praying and meditating.

On the way to the village you will find several vendors that prepare and sell typical local products. The mushrooms of Serra, whether dried, or preserved, are renowned everywhere. Before dinner, we stopped to visit the Serfungi outlet. This company exports them all over the world. The Mushroom Festival in Serra is an unforgettable event which typically takes place in early October.

Biagio, the owner/chef of the Certosa Restaurant not far from the monastery, prepared for us a sumptuous dinner that included a myriad of appetizers based on local meats and cheeses, and ricotta and other delicacies such as “pasta alla serrese”, and lamb and pork with side dishes of porcini mushrooms fried or in oil, and traditional desserts such as “nzulli”, and finally … ice cream made with…. chopped mushrooms.

The evening was enlivened by the local folk group Cerseyo to end a spectacular day with music and dances typical of Calabria.

Viaggio in Calabria e Sicilia: Serra San Bruno

Appena usciti da Tropea, imboccando la strada provinciale SP17 oppure andando per il litorale lungo la strada statale SS522, si arriva a Vibo Valentia da dove poi si può salire per le serre sia andando verso nord-est a incrociare Sant’Onofrio e Simbario oppure verso sud-est passando per Soriano Calabro. Indipendentemente da quale strada deciderete di percorrere arriverete nelle serre calabresi. Le stesse che si estendono lungo l’Appennino calabrese partendo dalla Sila sino al passo della Limina alle porte dell’Aspromonte, a 2000 metri sul livello del mare.

Man mano che si sale la strada, fiancheggiata da castagneti e boschi faggi fino a circa 700 metri sul livello del mare, si inoltra fra fitti boschi di pini, e abeti bianchi, e il profumo del muschio e delle felci s’intensifica. L’aria purissima e il sacrosanto silenzio, interrotto solo dal fruscio di torrenti e dal canto degli uccelli, ci accolgono con le mille braccia di alberi millenari di questa vetusta foresta.

“Qua si trovano sicuramente dei buoni funghi” – dice qualcuno dei passeggeri. Il pullman si ferma a una sorgente d’acqua freddissima e molti scendono per godere l’aria pura e la quiete, e forse per la prima volta a bere dell’acqua schietta di sorgiva che sgorga dalla roccia.

Nel 1095 Bruno da Cologna, monaco tedesco e fondatore dell’ordine dei Certosini, ebbe in dono dal conte normanno Ruggero I d’Altavilla un terreno, parte di uno di questi boschi, per costruire un monastero. La costruzione della Certosa di Santo Stefano richiese molti artigiani, artisti e mastri scalpellini i quali finirono per stabilirsi nel luogo dando vita al paese della Certosa, che, dopo l’unità d’Italia nel 1863, acquistò il nome di Serra San Bruno.Dovete assolutamente visitare la Certosa. All’interno troverete anche un magnifico museo che conserva degli ottimi esemplari d’istrumenti d’epoca e repliche autentiche di macchine usate dai monaci per il loro fabbisogno e per assistere la popolazione che nel Medio Evo era assai bisognosa. L’erboristeria e il chioschetto antistante alla Certosa sono forniti inoltre d’infusi, elisir, e rimedi vari per la salute e per prevenire acciacchi e malanni, fatti dai monaci secondo antiche ricette.

Da visitare vicino alla Certosa ci sono splendidi luoghi evocativi edificati e frequentati da San Bruno: la vecchia chiesa, il boschetto di conifere, e il laghetto delle penitenze, dove il Santo passava giornate intere in ginocchio a pregare e meditare.

Ritornando verso il paese troverete diverse aziende che preparano e vendono prodotti tipici locali. I funghi di Serra che siano secchi, in giardiniera, o sott’olio, sono rinomati dappertutto. Prima di cena, ci siamo fermati a visitare la ditta Serfungi che li esporta in tutto il mondo. La Sagra del Fungo a Serra è un evento immancabile che si svolge tipicamente i primi di ottobre.

Biagio proprietario e chef del ristorante Certosa ci aspettava con una sontuosa cena che comprendeva una miriade di antipasti a base di salumi e formaggi locali, e ricotta e altre delizie come “la pasta alla serrese”, e carne di agnello e di maiale con contorni ovviamente di funghi porcini fritti o sott’olio, dolci tradizionali come i “nzulli”; e per finire … il gelato a base di …. funghi tritati.

La serata, allietata dal gruppo folclorico locale Cerseyo, chiudeva una giornata stupenda con musica e balli tipici calabresi.

World Saving Solutions from Unexpected Sources. The answers are local.

It is inconceivable that many, whether by choice, lack of interest or unawareness, continue to ignore the environmental and climactic changes that are taking place. Since the late sixties, scientists and environmental groups have been sounding the alarm: we are on an irrevocable collision course with disastrous agents of change fuelled by consumerism, greed and a relentless onslaught of technology.

There now seems to be a consensus among scientists around the world that unless drastic, innovative, and immediate measures are embraced by everyone – not just by governments and corporate conglomerates – Planet Earth as we know it will cease to exist in a generation or two. Sceptics need merely to take stock of where we stand to anticipate what’s next. Major natural catastrophes are taking place everywhere in the world.

Very few places on earth exist where the impact of technology and consumerism hasn’t left some negative, indelible trace. The most poignant proof of this can be seen in our oceans and waterways. Poisonous substances, household refuse, untreated sewage, oil spills, industrial run-offs, all kinds of plastic products, and more, end up in the Ocean. Evidence of micro plastics was even found in whales in remote arctic locations. The most alarming evidence is the number of artificial “plastic islands” floating in the sea, the largest of which is reputed to cover a surface area three times that of France made of bottles and other debris that the sea currents aggregate on the surface of our oceans.

And yet, we continue to produce, use, and discard plastic bottles and various other plastic products at an alarming rate. The oceans and its inhabitants are bearing the brunt. Even the most well-intentioned, technologically advanced recycling programs are not adequate or effective.

If governments and multinational corporations have been unwilling and ineffective to clean up the mess how do we or can we, as individual consumers, tackle such an immense task? Are we doomed? Do we throw-in the towel and wait-and-see if these catastrophic portents really unfold as predicted. Or do we look to individuals, organizations, and philanthropic groups who are doing something about the problem.

Some of them are just next door. One such concerned citizen is Joe Ieradi of Vaughan, Ontario: a regular guy, as they say, a neighbour and businessman – not a scientist or biologist – someone who cares about people and nature. For the past 25 years, Joe has been addressing many of the issues facing the environment and related social consequences.

In conversations, he has always explored simple and practical solutions to the issues. His concerns for the ecology drive him to design experiment and develop, at his own expense, prototypes of systems and solutions aimed at lessening the burden we collectively place on the environment.

Guided by his rural roots, a keen sense of observation, and a true desire to make things right, recently, he summarized his ideas into a readable, interactive and thought-provoking book called World Saving Solutions from Unexpected Sources, a sort of compendium of issues and solutions on how to rebuild a better world for the benefit of posterity.

“We cannot spend our way out of this predicament.” That’s Joe’s bottom-line message. “If it took over 6 billion people to create the problems, it will take the effort of the same amount of people to solve them …” Joe’s way of thinking is to always look to nature for answers. It is by attentively observing interactions of flora and fauna that we can find the most efficient, echo-friendly and low waste solutions, and, by so doing, generate some very viable and profitable business models.

Together, he and I recently attended a presentation by Wendy Schmidt, hosted by the Faculty of Environmental Science at York University. Wendy Schmidt is the wife of Eric Schmidt, the former Executive Chairman of Google and president of the Schmidt Family Foundation, a philanthropic establishment that champions among other initiatives, the restoration, cleanup, and monitoring of oceans and waterways world-wide. Her message is loud and clear and echoes many of the ideas in Joe’s book: we all need to do our part in cleaning up the waterways and oceans.

The book, which will be available online soon, invites every reader to come up with more ideas and concepts and to improve on the ones he has already proposed.

All of us should be part of this process.

Versione Italiana

Cittadino di Vaughan propone di salvare il mondo da una catastrofe imminente con soluzioni pratiche.

È inconcepibile che molti, che sia per inconsapevolezza o per scelta personale o per mancanza d’interesse, continuino a ignorare i tremendi cambiamenti ambientali e climatici che stanno avvenendo nel mondo. Dalla fine degli anni sessanta, scienziati e gruppi ambientalisti hanno lanciato l’allarme: siamo in rotta di collisione irrevocabile con disastrosi agenti di cambiamento alimentati dal consumismo, dall’avidità e dall’implacabile assalto della tecnologia.

Scienziati di tutto il mondo avvertono che noi tutti, e non solo i governi e le grosse aziende dobbiamo prendere misure rilevanti, innovative e immediate; altrimenti, il Pianeta Terra così come lo conosciamo oggi, cesserà di esistere tra una generazione o due. Gli scettici non devono fare altro che dare una buona occhiata in giro e tirare le somme per presagire il futuro. Grandi cataclismi naturali si stanno verificando in tutto il mondo.

Esistono pochissimi luoghi sulla terra, dove l’impatto della tecnologia e del consumismo non ha lasciato tracce negative e indelebili. L’inquinamento dei nei nostri oceani e dei corsi d’acqua è la prova più toccante: sostanze velenose, rifiuti domestici, acque reflue non trattate, fuoriuscite di petrolio, deflussi industriali, prodotti in plastica di ogni tipo, e altro; finiscono nell’oceano. Tracce di microplastiche sono state persino rilevate nelle balene in località remote dell’Artico. La prova più preoccupante è il numero di “isole di plastica” artificiali che galleggiano nel mare; la più grande di esse, fatta di bottiglie e altri detriti che le correnti marine aggregano sulla superficie dei nostri oceani, a quanto pare, copre un’area pari a tre volte quella della superfice della Francia.

Eppure, continuiamo a produrre, utilizzare e gettare nei rifiuti bottiglie e tantissimi altri prodotti di plastica a un ritmo preoccupante. Gli oceani e i loro abitanti ne soffrono le conseguenze. Anche i migliori programmi di riciclaggio che usano tecnologie avanzate non sono adeguati o efficaci.

Allora, se i governi e le multinazionali sono riluttanti e inefficaci a ripulire questo disastro come possiamo noi consumatori, nel nostro piccolo, affrontare un compito così immenso? Non c’è più niente da fare? Gettiamo la spugna e aspettiamo per vedere se veramente avverrà la fine del mondo come previsto? Oppure dobbiamo prendere l’esempio di quelle persone, organizzazioni e gruppi filantropici che operano per risolvere il problema.

Alcuni di loro sono proprio qui accanto. Una di queste persone assillate da questa situazione è Joe Ieradi, residente di Vaughan, Ontario: un uomo qualunque, come si suole dire; un vicino di casa, un uomo d’affari -non uno scienziato o un biologo – ma una persona premurosa che tiene a cuore le persone e la natura. Negli ultimi venticinque anni, Joe ha affrontato molte delle problematiche legate all’ambiente e alle relative conseguenze sociali.

Nelle conversazioni, ha sempre esplorato soluzioni semplici e pratiche ai problemi. Le sue preoccupazioni per l’ambiente, lo spingono a progettare e sviluppare, a sue spese, prototipi di sistemi e idee volte a ridurre l’onere che collettivamente poniamo sull’ambiente.

Guidato dalle sue radici rurali, da un acuto senso di osservazione e da un vero desiderio di sistemare le cose, recentemente ha riassunto le sue idee in un libro interessante, interattivo e leggibile intitolato: “World Saving Solutions from Unexpected Sources” [Semplici Soluzioni per Salvare il Mondo da Fonti Inaspettate]; una sorta di compendio di problemi e soluzioni su come ricostruire un mondo migliore a beneficio dei posteri.

“Questa situazione non si può risolvere investendo solo denaro.” Questo è il messaggio fondamentale di Joe. “Se oltre sei miliardi di persone hanno creato questi problemi, ci vorrà lo stesso numero di persone per risolverli.” Il modo di pensare di Joe è che la natura ci fornisce tutte le risposte di cui abbiamo bisogno; osservando attentamente le interazioni tra flora e fauna troviamo le soluzioni ecologiche più efficienti e con poco spreco. Adottando questo sistema si possono anche generare alcuni modelli commerciali molto pratici e redditizi.

Di recente abbiamo assistito a una presentazione di Wendy Schmidt ospitata dalla Facoltà di Scienze Ambientali dell’Università di York. Wendy Schmidt è la moglie di Eric Schmidt, ex presidente esecutivo di Google e presidente della Schmidt Family Foundation, un ente filantropico che sostiene tra le altre iniziative, il restauro, la pulizia e il monitoraggio degli oceani e dei corsi d’acqua in tutto il mondo. Il suo messaggio è forte e chiaro e riecheggia molte delle idee contenute nel libro di Joe: tutti noi dobbiamo tutti fare la nostra parte nel ripulire i corsi d’acqua e gli oceani.

Il libro, che sarà presto disponibile online, invita tutti i lettori a proporre altre idee e concetti e a migliorare quelli già proposti.

Tutti noi dovremmo far parte di questo processo.

Trip to Calabria and Sicily: Tropea

Our tour continues today with a visit to Tropea.

Tropea is about thirty kilometers south of Pizzo Calabro. One of the most famous seaside resorts of the South of Italy, Tropea is certainly a mandatory destination for those visiting Calabria.

The most famous feature of this charming town overlooking the Tyrrhenian coast of the Calabrian shoreline is the church of the Madonna of Santa Maria dell’Isola, situated on a sandy promontory once partially submerged periodically by the high tide, which would isolate it from the rest of the coast turning it into a temporary island. Legend has it that Hercules built a stronghold on this promontory. It was Scipio the African, in the second century BC, who turned Tropea into a military garrison, at the time of the Punic wars. The origins of this splendid church destroyed by a terrible earthquake in 1905 and rebuilt in present times, date back to the 600s. In the eighth century a statue of the Madonna, perhaps originating from the East was miraculously washed ashore on the beach of Tropea facing the church. In the Norman cathedral of Tropea there is also an image of the Virgin of Romania, of Byzantine origin dating back to the 1300s, to which various miracles are attributed. Tradition has it that the city of Tropea has been saved many times by Saracen raids and earthquakes over the centuries. During the Second World War, the intervention of the Virgin during an aerial bombardment prevented the bombs from exploding and thus sparing most of the city.

In addition to beautiful beaches, breathtaking views that you can take in from numerous terraces and small squares overlooking the “Costa degli Dei” [the Coast of the Gods], and the many local traditions, Tropea offers visitors a full of gamut of gastronomic adventures and interesting excursions. For example, exclusive and inexpensive mini cruises to the Aeolian Islands are available daily from Tropea. The town is abuzz year round, but especially from June to September, when it comes alive with people pouring into the medieval streets and into a plethora of restaurants to taste local delicacies. We especially note the hot, red peppers, the various seafood dishes and the ‘nduja, a spicy pork spread used in homemade pasta dishes (fileja) and on pizzas; but we cannot forget the famous red onion of Tropea. This variety of onion grows only in the particular microclimate of the Tropea area. Its nutritional properties are very different from the other more common species. It is rich in antioxidants and has therapeutic and medicinal active ingredients including the one found in Viagra. Red on the outside and white on the inside, its sweet and delicate taste makes it particularly suitable for “au gratin” dishes, sauces, or pizzas but in Tropea it is also used in the preparation of sweets and desserts.

At the end of a very pleasant day spent exploring and savouring the wonders of this small town, we stop to enjoy an ice cream, a Tropea red onion ice cream. We now depart, climbing up to the mountains to visit another famous Calabrian town: Serra San Bruno; stay tuned for the next article. Luciano Lista – www.TourCentral.ca

ITALIAN VERSION

Viaggio in Calabria e Sicilia: Tropea

Il nostro tour continua oggi con una visita a Tropea.

Tropea si trova a una trentina di chilometri a sud di Pizzo Calabro. Una tra le più rinomate località balneari del Meridione, Tropea è sicuramente una meta obbligatoria per chi visita la Calabria.

La caratteristica più nota di questa ridente cittadina affacciata sul litorale tirreno della costa calabrese, è la chiesa della Madonna di Santa Maria dell’Isola, situata su un promontorio sabbioso che l’alta marea lo sommergeva parzialmente, isolandolo periodicamente dal resto della costa e lo trasformava in un’isola temporanea. La leggenda vuole che Ercole costruisse su questo promontorio una roccaforte. Fu Scipione l’Africano, nel secondo secolo avanti Cristo, a far di Tropea un presidio militare, al tempo delle guerre puniche. Le origini di questa splendida chiesa, distrutta da un terribile terremoto nel 1905 e ricostruita in tempi presenti, risalgono al 600. Nell’ottavo secolo una statuetta della madonna, forse proveniente dall’oriente, miracolosamente si arenò sulla spiaggia di Tropea prospiciente la chiesa. Nella cattedrale normanna di Tropea si conserva anche un’immagine della Vergine di Romania, di origine bizantina del 1300 cui sono attribuiti diversi miracoli. La tradizione vuole che la città di Tropea sia stata salvata molte volte da incursioni saracene e da terremoti nel corso dei secoli. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’intervento della Vergine durante un bombardamento aereo, fece sì che le bombe rimanessero inesplose e la città pressoché illesa.

Oltre alle belle spiagge, le vedute mozzafiato dalle tante terrazze e dalle piazzette affacciate sulla Costa degli Dei e delle tradizioni locali, Tropea offre ai visitatori un soggiorno carico di gastronomia e altre escursioni interessanti. Ad esempio, interessante mini crociere giornaliere che costano pochissimo, partono da Tropea per le isole Eolie tutti i giorni. La cittadina è piena di turisti tutto l’anno, ma in particolar modo da giugno a settembre, quando si anima di gente che si riversa nelle stradine dell’antico borgo medievale e vari ristoranti per assaggiare le delizie locali. Notiamo soprattutto, il peperoncino piccante, i vari piatti a basi di pesce e frutti di mare o alla ‘nduja – una salsa di maiale piccante usata nei primi piatti di pasta casareccia (fileja) o le pizze; ma non possiamo dimenticare la famosa cipolla rossa di Tropea. Questa varietà di cipolla cresce si coltiva solo qui` a Tropea, per via del microclima particolare della zona ed ha delle proprietà alimentari e nutrizionali ben diverse dalle altre specie più comuni. E` ricca di antiossidanti e d’ingredienti attivi terapeutici e medicinali tra cui anche quelli presenti nel Viagra. Rossa all’esterno e bianca all’interno, il suo sapore dolce e delicato la rende particolarmente adatta a piatti gratinati, sughi, o pizze ma a tropea è usata anche nella preparazione di dolci.

Terminiamo questa piacevolissima giornata trascorsa a esplorare e a degustare le bellezze di questa cittadina assaggiando un gelato al gusto della famosa cipolla rossa di Tropea; e saliamo su in montagna per visitare un altro rinomato paese della Calabria: Serra San Bruno; al prossimo articolo. Luciano Lista – www.TourCentral.ca

Settembre in Calabria e Sicilia – Pizzo Calabro

La cittadina di Pizzo Calabro è stata la prima meta del nostro itinerario. Il suo nome deriva dalla forma a pizzo di un becco d’uccello, del promontorio su cui si affaccia e che emerge dalla spettacolare Costa degli Dei. L’attuale località fu probabilmente parte di un’antica colonia greca; della quale oggi non rimane evidenza concreta. Di certo è che nel tredicesimo secolo nei pressi di quest’antico villaggio di pescatori, dei monaci Basiliani vi fondarono una comunità.

Gli Aragonesi in seguito costruirono qui l’attuale castello nel quindicesimo secolo. Dopo l’era napoleonica, Il castello prese il nome di Castello Murat, per ricordare Gioacchino Murat, cognato del Bonaparte e re di Napoli, il quale vi fu imprigionato e fucilato dai Borboni nel 1815. All’interno del castello c’è un museo che illustra le vicende della cattura e degli ultimi giorni di vita del re. Si conserva fra l’altro una commovente lettera che il famoso scrittore francese, Alessandro Dumas, intimo amico del sovrano, appresa la triste notizia della morte del caro amico, inviò alla famiglia di Murat.

Uscendo dal museo vi trovate davanti Piazza della Repubblica; un grande piazzale antistante all’entrata del Castello Murat, che sporge a picco sul mare ed è il posto ideale per scattare delle meravigliose foto-ricordo con il mar Tirreno sullo sfondo e la spiaggia in basso scolpita tra colline e promontori. Con un pizzico di fortuna, nelle giornate più limpide, si può intravedere in lontananza l’incantevole isola di Ginostra. Una volta, nei mesi di maggio e giugno, grandi banchi di tonni abbondavano in queste acque e rimanevano intrappolati su queste spiagge e questo fenomeno costituiva la base di un’antica economia locale.

L’industria del tonno di Pizzo Calabro oggi è all’avanguardia. Basta menzionare il Tonno Callipo` che è appunto originario di Pizzo Calabro e ora rinomato in tutto il mondo. La sagra del tonno a Pizzo si festeggia ad agosto con la degustazione del gustosissimo tonno “alla pizzitana” sul lungomare Cristoforo Colombo.

Dal lato opposto della piazza s’innalza la famosa chiesa Matrice di San Giorgio Martire, un magnifico duomo che fu costruito nella seconda metà del cinquecento. I molteplici bar che fiancheggiano il corso vi vengono incontro camminando verso la chiesa. Qui dovrete per forza fermarvi e assaporare la delizia tipica di questa cittadina: il tartufo gelato di Pizzo; ma avrete l’imbarazzo della scelta perché tutti i bar offrono queste delizie artigianali con un loro tocco personale.

A pochi minuti di macchina, risalendo verso nord lungo il litorale, troviamo un altro importante punto di riferimento di Pizzo Calabro: la famosa chiesetta di Santa Maria di Piedigrotta. Una piccola chiesa scavata nella roccia di tufo. La leggenda vuole che nella prima metà del 1600, un veliero proveniente da Torre del Greco, Napoli, sia stato colto da una furiosa tempesta a largo di Pizzo. I marinai fecero voto a Santa Maria di Piedigrotta (Napoli), il cui quadro era a bordo del veliero, che avrebbero costruito una cappella votiva alla Madonna se avessero toccato terra, sani e salvi. La nave naufragò e fu distrutta ma i marinai si salvarono e assieme ad essi il quadro della madonna e la campana della nave che ritrovarono sulla spiaggia in prossimità di una grotta che divenne poi la chiesetta attuale.

Quando andate a Pizzo, non mancate di fare una visita anche a questa chiesetta, che è molto suggestiva e dove molti turisti fanno delle esperienze mistiche, e dove si conservano sia il quadro originale della madonna che la campana del veliero datata 1632.

English Version

September in Calabria and Sicily – Pizzo Calabro

The town of Pizzo Calabro was our first destination in this year’s itinerary. The name Pizzo Calabro derives from the pointy curved shape, like a bird’s beak, of the promontory that protrudes out of the spectacular Costa degli Dei, [Coast of the Gods] on which the town is built. It was probably part of an ancient Greek colony; but we have no archeological evidence of it today. What is certain is that in the thirteenth century, a group of Basilian monks founded a community near this ancient fishing village.

The Aragon occupied it in the fifteenth century and later built a castle here for protection. After the Napoleonic Era, the castle took the name of Castello Murat, in memory of Gioacchino Murat, Bonaparte’s brother-in-law and king of Naples, who was imprisoned and shot by the Bourbons in 1815. Inside the castle there is a museum that illustrates the events of the capture and the last days of the king. Among other exhibits there is a moving letter sent to Murat’s family by the famous French writer, Alexander Dumas, intimate acquaintance of the king, upon learning of the death of his dear friend.

When you exit the museum you are in Piazza della Repubblica; a lovely square abutting the Murat Castle that juts out over the sea and is the ideal place to take wonderful souvenir photos with the Tyrrhenian Sea in the background and the beach below carved between hills and headlands. With a bit of luck, on a clear day, the suggestive island of Ginostra can be seen in the distance. Once upon a time, in the months of May and June, large schools of tuna fish abounded in these waters and remained trapped on the beaches below. This phenomenon was an essential component of an ancient local economy.

Today Pizzo Calabro’s tuna industry is at the forefront. It suffices to mention the Callipo Tuna brand which is originally from Pizzo Calabro and is now distributed throughout the world. In the month of August, Pizzo hosts a magnificent festival where tasty tuna “alla pizzitana” is served at stands along the Cristoforo Colombo waterfront.

On the opposite side of the square stands the famous church of San Giorgio Martire, a magnificent cathedral that was built in the second half of the sixteenth century. As you walk towards the church, multiple bars on either side of the main course invite you to go in and savour a famous delight, typical of this town: [il tartufo] ice cream truffle; but you will have a hard time choosing; all the bars in the corso offer these handmade delicacies with their own personal touch.

We leave Pizzo and drive about a mile northwards along the coast. Here we find another important landmark of Pizzo Calabro: the famous church of Santa Maria di Piedigrotta. A small church dug out of the tufa rock. Legend has it that in the first half of the 17th Century, a sail ship from Torre del Greco, Naples, was trapped in a furious storm off Pizzo’s coast. The sailors made a vow to Santa Maria di Piedigrotta (Naples), whose painting was on board the ship, that they would build a votive chapel to the Madonna if they landed safely. The ship was wrecked and destroyed but the sailors were saved. The painting of the Madonna and the bell of the ship were also found intact on the beach in the proximity of a cave that eventually became the little church.

When you go to Pizzo, don’t forget to pay a visit to this little church, which is very suggestive and where many tourists are said to have mystical experiences, and where both the original painting of the Madonna and the bell of the ship dating back to 1632 are kept.

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Our Calabria & Sicilia Tour – September 2019-Part 1

Settembre in Calabria è un mese ancora abbastanza caldo ma non torrido come luglio o agosto. Le giornate sono assai piacevoli e di sera, specialmente nelle zone di mare, si può benissimo indossare una leggera giacca o una maglietta. La temperatura media diurna si aggira attorno ai ventisei gradi, e nel tardo ancora assolato pomeriggio, il ponentino fa cullare i raggi del sole sulle onde turchine del Tirreno. La presenza di bagnanti sulle spiagge ci suggerisce che l’acqua è ancora sufficientemente calda.

Stiamo viaggiando comodamente, senza traffico eccessivo, sull’Autostrada del Mediterraneo, che dall’aeroporto di Lamezia Terme ci porta al nostro hotel vicino a Villa san Giovanni. Lo spettacolo che si apre sotto i nostri occhi, costeggiando il tratto della litoranea che da Palmi, all’ombra del Monte Sant’Elia si allunga in direzione sud e poi attraverso ponti e gallerie, colline verdeggianti, castagneti, uliveti e pini, e che da Bagnara arriva rasentando la costa fino a Scilla, è a dir poco mozzafiato.

E` un pomeriggio limpido con qualche ciuffetto di distanti bianche nuvole innocue e dai finestrini del pullman si possono vedere benissimo le isole Eolie. Vulcano, con il suo consueto pennacchio grigio, assieme alle sorelle Lipari e Panarea fa l’occhiolino ai nostri passeggeri. Alcuni freneticamente, dimenticando la fatica delle tante ore di volo, si appiccicano agli sportellini del pullman, con telefonini e macchine fotografiche per non perdere l’occasione di cogliere uno scatto ricordo di una panoramica spettacolare che ci portano a mente la costiera Amalfitana o delle Cinque Terre.

All’altezza di Torre Cavallo, lasciamo un’altra magnifica veduta per prendere lo svincolo per Santa Trada che ci porterà all’Altafiumara Resort & SPA, un complesso alberghiero di lusso affacciato sulla Costa Viola, a pochi chilometri da Scilla, in provincia di Reggio Calabria.

Il manager dell’Altafiumara, accorre a salutarci mentre Il nostro bravo autista Domenico appresta a scaricare le valigie e il personale dell’hotel si da` da fare affinché il check-in vada tutto liscio. Giuseppe Macrì, cordiale ed attento ai particolari, ci invita a scendere giù al ristorante, dove è pronto per noi un rinfresco a base di cocktails, prosecco e assaggini.

Dirimpetto al ristorante si allarga una spettacolare piscina a-sfioro, costruita su una grande terrazza che si affaccia proprio sullo stretto di Messina da dove si può ammirare tutta la Costa Viola da Palmi sino a Villa San Giovanni, e mentre ci gustiamo un buon aperitivo, ammiriamo i traghetti che vanno e vengono dalla Sicilia.  La serata proseguirà con una   cena a base   di pesce   spada e   delizie   locali,   allietata dal   gruppo   etnico-   popolare “Cerseyo” di   Serra San Bruno.


English Version:

Although not as hot as July or August, the month of September is still quite warm in Calabria. You can enjoy very pleasant climate during the day and comfortably wear a light jacket or a sweater in the evenings, especially along coastal areas. The average daytime temperature is around twenty-six degrees, and in the late afternoon, the westerly wind lulls the sun’s rays on the turquoise waves of the Tyrrhenian Sea. The presence of bathers on the beaches suggests that the water is still quite warm.

Traffic is light and we comfortably travel along the Mediterranean AutoRoute from the Lamezia Terme airport to our hotel near Villa San Giovanni. Cruising along the littoral highway in a southerly direction on the road that stretches from Palmi, at the foot of Mount Sant’Elia, across bridges and tunnels, verdant hills, chestnut trees, olive groves, and pines to Bagnara and along the coast up to Scilla, some truly breathtaking views open up in front of us.

It is a clear afternoon with a few tufts of distant white harmless clouds and from the windows of the bus, you can clearly see the Aeolian Islands. Vulcano, with its usual gray plume, and his sisters Lipari and Panarea, wink at our passengers. Not even the fatigue of the many hours of flight will keep them away now from the bus windows and a few frantically reach for their cell phones and cameras to take a shot of the spectacular panorama that unfolds before their eyes; vistas reminiscent of the Amalfi coast or the Cinque Terre.

At Torre Cavallo, we leave behind another magnificent view and exit at Santa Trada to go to the Altafiumara Resort & SPA, a luxury hotel complex overlooking the Costa Viola, a few kilometers from Scilla, in the province of Reggio Calabria.

The Altafiumara manager comes to greet us while our amazing driver Domenico prepares to unload the bags. The hotel staff makes sure that check-in goes smoothly. Giuseppe Macrì, a friendly and attentive manager, invites us to go down to the restaurant, where cocktails and prosecco are ready for us.

Opposite the restaurant there is a spectacular infinity pool, built on a large terrace that overlooks the Strait of Messina from where you can admire the entire Costa Viola that stretches from Palmi to Villa San Giovanni. We enjoy a good aperitif watching the ferries that come and go from Sicily.

The evening will continue with a swordfish dinner and local delicacies, enlivened by the ethnic-popular group of Serra San Bruno “Cerseyo”.